venerdì 25 marzo 2011

"Fino a che avrò Udolpho da leggere, mi sentirò come se nulla potesse rendermi infelice…"

Ann Radcliffe (1764 - 1823)

Adoro leggere, specialmente se tra le pagine di un libro trovo anche qualche lunga descrizione di paesaggi e giardini: ho appena terminato un romanzo che in questo senso è un campione, I misteri di Udolpho.  Si tratta di un romanzo scritto alla fine del Settecento da una scrittrice inglese, Ann Radcliffe, considerato l’archetipo del romanzo gotico. La curiosità nei confronti di questo vetusto testo è nata leggendone una parodia, Northanger Abbey, il primo libro pubblicato da uno degli autori che preferisco, Jane Austen (da cui proviene la citazione nel titolo). Mi sono ritrovata davanti a Udolpho in una libreria a Venezia in un clima (appropriatamente) gotico: era un giorno di Carnevale grigio e piovoso… Non poteva essere un caso… Mi sono detta che quello  non poteva che essere il momento di Udolpho  e dei suoi mille misteri soprannaturali!
Ai suoi tempi I misteri di Udolpho fu un successo eccezionale soprattutto tra le giovani fanciulle in cerca di emozioni, ma fu ripreso anche da famosi romanzieri oltre alla già citata Austen, come Henry James e  sir Walter Scott. Ritengo che sia un romanzo piuttosto lontano dal gusto corrente, di lettura certamente meno immediata rispetto a un paio di secoli fa: oggi o lo si ama o lo si odia. Io lo amo, come in genere amo la letteratura dell’Ottocento. E’ un libro pieno di svenimenti, briganti, rapimenti, amori, intrighi, tradimenti, fraintendimenti, cappa e spada, giovinette che scrivono sonetti, rumori sospetti, musiche misteriose, tempeste, torri e castelli diroccati ma anche una stupenda Venezia al culmine del Carnevale… Non manca proprio niente tanto meno mancano, naturalmente, i paesaggi pittoreschi, sublimi, romantici, che fanno volare la fantasia…  Eccone un paio di brevi esempi:
 Boschi immersi nella nebbia... Atmosfera da castello di Udolpho!
("Mattina" di Caspar David Friedrich)
-          La strada ora scendeva nelle vallette chiuse fra superbe pareti di roccia grigie e nude, se non dove alcuni arbusti ne frangiavano la sommità o le macchie di stentata vegetazione ne coloravano gli anfratti , dove spesso si vedevano delle capre selvatiche intente a brucare; e ora portava a elevati dirupi davanti ai quali si spiegava il paesaggio in tutta la sua magnificenza.

-          Davanti a loro si allargava la valle che avevano lasciato, a sinistra le rocce e i boschi, appena inargentati dai raggi luminosi, costituivano un contrato con l’ombra profonda che avvolgeva le rupi dell’altro versante, di cui solo le cime frastagliate erano appena toccate dalla luce, mentre la lontana prospettiva della valle si perdeva nella gialla foschia del chiarore lunare. I viaggiatori rimasero un po’ a sedere, abbandonandosi all’appagamento che nasce da simili scene. “Queste scene” disse infine Valancourt “inteneriscono il cuore come lo inteneriscono le note di una dolce musica e ispirano quella deliziosa malinconia alla quale nessuno, che l’abbia sentita una volta, sarebbe disposto a rinunziare per quanto vi è di più giocondo. Esse destano in noi i sentimenti migliori, i più puri, disponendoci alla benevolenza, alla pietà, all’amicizia. E quanto a quelli che amo, si direbbe che li ami di più in un momento come questo.” Gli tremò la voce e si interruppe.
E così mi immagino il tormentato Valancourt...
("Viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich)

Chi ama i paesaggi selvaggi dei Romantici e a chi vuole sorridere immedesimandosi in una giovane, sospirante e sprovveduta inglesina di inizio Ottocento non può perdersi questo libro… Da leggere assolutamente tra la fresca verzura del proprio giardino!



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